Anna Capuano

Lady Biker

Gli articoli di Anna

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DUCATI SCRAMBLER ICON

PRESENTATA NEL 2014 COME L’EREDE DELLA MITICA SCRAMBLER DEGLI ANNI ‘60, LA ICON GUARDA AL FUTURO, GRAZIE A MIRATE MODIFICHE AL LOOK E ALLA FUNZIONALITÀ. IMMUTATI MOTORE, TELAIO E FACILITÀ DI GUIDA.

19/02/2019

SCHEDA TECNICA DUCATI SCRAMBLER ICON

MOTORE

Bicilindrico a L, 4 tempi, raffreddato ad aria. Alesaggio e corsa: 88 x 66 mm. Cilindrata: 803 cm3. Rapporto di compressione: 11:1. Distribuzione: desmodromica, 2 valvole per cilindro. Alimentazione: iniezione elettronica, corpi farfallati di 50 mm Ø. Accensione: elettronica. Lubri cazione: forzata a carter umido. Avviamento: elettrico.

DOTAZIONE ELETTRONICA

Quattro modalità di guida (Sport, Touring, Urban, Enduro). Controllo di trazione e anti impennata a 8 livelli. ABS cornering a 3 livelli. Assistenza alla partenza in salita. Cruise control.

TRASMISSIONE

Primaria a ingranaggi, nale a catena. Frizione: multidisco in bagno d’olio con sistema antisaltellamento. Cambio: 6 rapporti.

CICLISTICA

Telaio: traliccio in tubi d’acciaio. Sospensioni Kayaba: anteriore, forcella teleidraulica con steli rovesciati
di 41 mm Ø, corsa ruota 150 mm. Posteriore, forcellone in alluminio
e monoammortizzatore idraulico regolabile nel precarico molla, corsa ruota 150 mm. Freni Brembo: anteriore, 1 disco di 330 mm Ø, pinza ad attacco radiale a 4 pistoncini; posteriore 1 disco di 245 mm Ø. Pneumatici Pirelli
MT 60 RS: anteriore 110/80-R18”, posteriore 180/55-R17”.

DIMENSIONI

Interasse: 1445 mm. Altezza sella: 798 mm. Lunghezza: 2107 mm. Larghezza: 855 mm. Inclinazione del cannotto di sterzo: 24°. Avancorsa: 112 mm. Capacità del serbatoio carburante: 13,5 litri. Peso in ordine di marcia: 189 kg.

DATI DICHIARATI

Potenza: 53,7 kW (73 CV) a 8.250 giri/’. Coppia: 67 Nm (6,8 kgm) a 5750 giri/’.

COLORI

Giallo, arancione.

PREZZO

Da 8990 franco concessionario. Garanzia: 2 anni. Omologazione: Euro 4.

CONSEGNA

Immediata.

Tradotto dall’inglese, il termine “scrambler” significa letteralmente “mischiare”. Prima ancora di essere il nome di una moto, nel nostro caso una Ducati, è un’idea. Facilità, leggerezza, appeal estetico, ecletticità. Su asfalto, certo, ma anche in fuoristrada, quello leggero. La Scrambler bolognese (di nome e di fatto...) è l’esempio perfetto di questo tipo di veicoli, raccogliendo in toto l’eredità di una illustre antesignana. La memoria corre agli anni ‘60, quando i fratelli Berliner, importatori Ducati per gli Stati Uniti, fanno richiesta alla casa madre di un modello che andasse incontro ai gusti degli americani. Una moto leggera, adatta anche al fuoristrada, facile e stilisticamente d’impatto. Proprio allora nacque la Scrambler, un mezzo che ha caratterizzato un’epoca, rimasto in produzione fino al 1975. Oggi arriva sul mercato la seconda evoluzione della moderna Scrambler, moto che va ad affiancarsi all’entry level di 400 cm3 e alla maxi da 1100 cm3, destinata alla clientela più smaliziata ed esigente. La Icon da 800 cm3, oggetto di questo test e capostipite dell’attuale famiglia Scrambler, è stata presentata nel 2014; in vista del 2019 sfodera numerosi upgrade studiati per migliorare la praticità d’uso e il look. Nulla di epocale ma tante piccole modifiche che si inseriscono sul solco tracciato dalla versione di 1100 cm3 presentata a inizio 2018.



Partiamo dalla linea, che rimane sostanzialmente invariata rispetto al modello precedente: il serbatoio a goccia guadagna guance laterali intercambiabili in alluminio dalle forme più pronunciate. Il fanale si riconosce per la fascia luminosa esterna a LED, che funge da luce di posizione di tipo DRL (Daytime Running Light), e per la X nera al centro. Un evocativo richiamo al nastro che si usava negli anni Sessanta per proteggere il vetro nelle competizioni. La sella della nuova Icon, ancora più piatta per migliorare il comfort, sfoggia invece una bella cornice grigia. Notevole l’attenzione ai dettagli: lateralmente spiccano le elette di raffreddamento dei cilindri e i carter delle cinghie.



Il test della nuova Scrambler Icon si è svolto sulle magnifiche strade nei dintorni di Monteriggioni, in Toscana, una prova che non ha messo in luce difformità eclatanti rispetto al modello precedente. » Partiamo da ciò che non cambia, ovvero il bicilindrico Desmo di 803 cm3: l’erogazione del propulsore è davvero eccellente; in quinta o sesta marcia si può scendere fin quasi a 2000 giri e aprire di nuovo il gas senza grossi problemi (se non qualche lieve vibrazione). Insomma, la spinta ai medi non delude e anche in fase di allungo, incredibilmente, questa unità non si tira indietro. In più, la connessioni tra il comando del gas e la risposta del propulsore è calibrata e dolce, quello che serve anche sulle strade bianche. Insomma, come il modello precedente, la Icon rimane un mezzo facile alla portata di tutti, da gustarsi rilassatamente su qualsiasi tipo di percorso, anche nel fuoristrada. E quando diciamo “fuoristrada” intendiamo facili sterrati privi di profonde buche o ostacoli impegnativi. In questo frangente, le sospensioni (che su strada si difendono alla grande) non riuscirebbero ad assorbire a dovere le sconnessioni più pronunciate obbligando necessariamente il pilota a ridurre l’andatura. Senza contare che la moto è priva di controllo di trazione: tutto è affidato al polso destro del pilota... come si faceva un tempo. 



Fuori da questo particolare ambito, ovvero sul più normale asfalto, la Scrambler risulta invece molto confortevole e gentile: il manubrio è proteso verso il pilota e la sella bassa permette di poggiare con sicurezza i piedi a terra. Il peso, non proprio contenuto, in movimento magicamente svanisce: tra le curve la bicilindrica italiana diventa leggera e molto agile. Basta avere l’accortezza di non esagerare; le sospensioni piuttosto morbide potrebbero innescare qualche ondeggiamento non desiderato e macchiare l’azione. La stabilità, quando si aumenta l’andatura, è invece di buon livello, questo nonostante la citata taratura delle sospensioni di compromesso e le coperture semi-tassellate installate. Eccellente il lavoro della trasmissione grazie a un cambio molto preciso e alla nuova frizione, più morbida da azionare. Promosso anche l’impianto frenante merito soprattutto dell’ottimo bilanciamento raggiunto tra potenza frenante e modulabilità. In più, la taratura dell’ABS è prossima alla perfezione.



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