Massimo CorposantoItinerario
proposto da Massimo Corposanto
Al cospetto del Gigante: 1500 km in solitaria fino al Grossglockner (Luglio 2026)
Quick links: Costi reali, Youtube video, Mappa completa.
GIORNO 1: Fuga nella Notte e l'Assalto alle Vette (sabato 11 luglio 2026)
L’afa regna sovrana sulla piana Fiorentina, una cappa pesante che rende irresistibile il richiamo delle Alpi. Le previsioni parlano chiaro: l'alta pressione domina l'Italia, ma nel pomeriggio le vette saranno sferzate da forti temporali. C’è solo un modo per battere il tempo: giocare d'anticipo e sfruttare il fresco della notte per il trasferimento autostradale.
La sveglia è puntata alle 3:00, ma il destino ha altri piani. Alle 2:00 il rumore della porta di casa annuncia il rientro di mia figlia da un diciottesimo. Visto che il sonno ormai è andato, la saluto con un sorriso, chiudo le cerniere del bagaglio e scendo in garage. Alle 2:30 le ruote girano già sull'asfalto dell'autostrada. Il piano funziona: il viaggio verso nord scorre via nel silenzio, avvolto in un'aria fresca che rigenera lo spirito.
L'alba mi saluta mentre risalgo la Val Brenta. Non c'è tempo da perdere, si comincia a fare sul serio: ecco il Passo Brocon. Il sole è appena spuntato dietro le guglie rocciose, incendiando le vette in uno spettacolo che riconcilia con il mondo. Poco dopo, concedo una deviazione alla Agana del Primiero, la splendida scultura di Martalar nata dalle radici degli abeti abbattuti dalla tempesta Vaia nel 2018: un monito di legno che sembra sorgere direttamente dalla terra.
Il cielo è un tappeto azzurro, l'aria è pungente, l’asfalto perfetto e i panorami da cartolina. È il paradiso del motociclista. Sulla strada per San Martino di Castrozza incrocio Filippo e il suo gruppo, anche loro in piega per una tre giorni alpina; un cenno d'intesa con la mano e le nostre strade si dividono. In rapida successione si mangiano l'asfalto il Passo Valles, il Passo Rolle e il Passo Giau. Quest'ultimo, però, è vittima del suo stesso splendore: macchine, camper e autobus lo prendono letteralmente d'assalto. Giusto il tempo di qualche scatto e mi defilo. Scendo verso Cortina, anch'essa congestionata dal turismo estivo, e risalgo subito verso il Passo delle Tre Croci per raggiungere il Lago di Misurina. Qui la sosta è d'obbligo per la classica foto: la moto in primo piano, lo sfondo del Grand Hotel e la maestosità del Sorapiss che si specchia nell'acqua.
Continuo a puntare a est verso il Lago di Santa Caterina, fermandomi ad ammirare la vertiginosa profondità dell'Orrido dell'Acquatona. Ma il cielo sta cambiando rapidamente: la perturbazione ha fretta ed è in anticipo. Non faccio nemmeno in tempo a infilare l'antipioggia che un violento scroscio d'acqua mi investe in pieno proprio ai piedi del Valico di Monte Croce Carnico. Ma la montagna toglie e la montagna dà: scavalcato il confine austriaco, il cielo torna improvvisamente sereno e le strade si asciugano in un attimo. La bussola punta ancora a nord. Nel primo pomeriggio arrivo al Camping Zirknitzer, nei pressi di Großkirchheim. Pianto la tenda, una doccia calda, una cena veloce a base di razioni da viaggio e dritto nel sacco a pelo. Domattina c'è un appuntamento con la storia: il Grossglockner.
GIORNO 2: Il Gigante d'Austria e la Giostra dei Passi (domenica 12 luglio 2026)
Il fresco della montagna e i chilometri del giorno prima conciliano un sonno profondo e ristoratore. Alle 5:00 del mattino la tenda è già chiusa e legata sulla sella. Il casello della Grossglockner Hochalpenstraße dista solo pochi chilometri. Alle 5:30 sono lì: pago il biglietto, la sbarra si alza. Sono il primo a entrare.
Alla rotonda imbocco la deviazione per la Kaiser-Franz-Josefs-Höhe, il celebre belvedere sul ghiacciaio Pasterze. Sono le 6:00, il termometro segna 10°C. Questo luogo, solitamente soffocato dal turismo di massa, ora è deserto, avvolto in un silenzio mistico. L'alba sta facendo capolino sul Grossglockner, la vetta più alta d'Austria. Potrei rimanere qui a contemplare l'infinito per ore, ma la strada chiama e i chilometri da fare sono molti. Torno alla rotonda e riprendo la scalata verso nord, oltrepassando il tunnel del Passheiligtum Hochtor: lascio la Carinzia ed entro nel Salisburghese. Salgo ancora, fino all'Edelweißspitze, il punto più alto raggiungibile sulle due ruote. Da qui lassù, la vista a 360 gradi è spaziale: la visibilità sulle circostanti montagne innevate e sulle vallate verdi sembra letteralmente infinita. Una sosta per un caffè caldo, l’acquisto della classica calamita ricordo e si riparte. Al casello d'uscita lascio alle spalle la Hochalpenstraße: 36,50€ spesi benedetti. Un arrivederci, perché a certe strade si giura fedeltà eterna.
Inizia la discesa verso il fondovalle del Pinzgau, poi piego a ovest per Mittersill e affronto il Passo Thurn. È il momento di rientrare verso sud: risalgo la vallata lungo la Felbertauernstraße ed entro nel Felbertauerntunnel. Il casello mi prende di sorpresa: altri 12€. Vabbè, il nastro d’asfalto li vale tutti. Scendo a sud e poi subito a ovest lungo la Defereggentalstraße. La salita verso il Passo Stalle è uno spettacolo dal lato austriaco: ampia, fluida, a doppia corsia. In vetta, a oltre 2000 metri, il Lago Sattel risplende sotto il sole. Al valico, però, trovo una fila chilometrica. C'è un semaforo che regola il transito: verde per soli 15 minuti ogni ora. Il motivo è chiaro appena si scollina: la carreggiata sul versante italiano si restringe fino a 2,5 metri, arrampicandosi su pendenze ripidissime che toccano il 18,8%. Una discesa da brividi e pura tecnica.
Da qui mi fiondo sul Passo Furcia, un valico asfaltato e severo che collega la Val Pusteria e la Val Badia, regalando una vista ravvicinata sul Sass de Putia. Piego a sud sulla SS244, concedendomi una visita veloce al Ciastel de Tor, prima di attaccare il Passo Valparola con il suo laghetto alpino intarsiato tra le rocce. Subito dopo è il turno del Passo Falzarego, al cospetto del Monte Averau. Decido di abbandonare le rotte principali: una breve e sana divagazione su sterrato mi porta fino ai piedi del suggestivo Castello di Andraz, isolato e fiero sui suoi speroni di roccia.
Da qui, entro nel tempio del motociclismo: i quattro passi del Sellaronda in sequenza rapida. Campolongo, Sella, Gardena e Pordoi. È domenica pomeriggio, in pianura il termometro segna 40°C e l'intera popolazione sembra essersi riversata quassù. I passi sono presi d'assalto: camper, auto e sciami di moto ovunque. La fatica comincia a farsi sentire, le braccia sono stanche. Decido che può bastare: trovo un posto per la tenda al Campeggio Valleverde a Predazzo. Doccia, cena al volo e giù la testa. Stanco, stanchissimo, ma con gli occhi pieni di una delle giornate di moto più intense della mia vita.
GIORNO 3: La Rinascita, i Blocchi stradali e il Calore del Rientro (lunedì 13 luglio 2026)
Alle 6:00 sono già pronto, vestito e con i bagagli legati. C'è un problema: la sbarra del campeggio apre solo alle 7:00. Sono intrappolato. Ma l'asfalto non aspetta: spengo l'istinto di accendere il motore, mi metto di spinta e, con la moto stracarica, riesco a svicolare lungo il passaggino pedonale del ristorante. Libero. Imbocco la SS48, poi su verso il Passo del Pramadiccio e il Passo Lavazè. Onestamente niente di memorabile rispetto al giorno prima, ma erano lì a portata di ruota e non potevo lasciarli indietro.
Scendo a sud sulla SP31. I fianchi della montagna portano ancora le profonde ferite di Vaia, rappresentate plasticamente dalla scultura del Diavolo di Vaia, circondata da boschi che tentano una lenta e faticosa rinascita. Le prime luci calde dell'alba mi catturano sul Passo Manghen, un luogo di una bellezza selvaggia e incontaminata, quasi primordiale. La discesa verso Telve è un esercizio di stile: strettissima, tecnica, una successione ritmica di tornanti ravvicinati su asfalto sconnesso che richiede la massima concentrazione.
Il piano prevede la celebre Strada del Menador, ma un cartello di cantiere tarpa le ali ai piani: chiusa per lavori. Salta il Menador e salta anche il Passo del Cost. Modifico la rotta, arrivo a Nogaredo e inizio la salita per il Passo Bordala. A bordo strada i cartelli di avviso si fanno sempre più minacciosi, finché la realtà si palesa sotto forma di transenne insormontabili: strada sbarrata. Non resta che fare inversione, ingoiare il rospo e scendere a percorrere il fondovalle della Val d'Adige. Non sono nemmeno le 10:00 del mattino, ma non appena si perde quota il caldo africano colpisce come un pugno nello stomaco.
Il Passo di San Valentino prima e la Bocca del Creer poi mi salvano dalla morsa dell'afa, spalancando le porte del Monte Baldo. Le strade qui tornano sinuose, i panorami sul Lago di Garda diventano immensi: un paradiso unico. Alla Bocca di Navene mi concedo una colazione tardiva con gli occhi piantati sul blu del lago sottostante. Inizia la discesa definitiva. Ormai è metà giornata e il caldo dentro la tuta da moto è diventato una tortura insostenibile. Mi fermo in una piazzola ombreggiata, mi spoglio dell'armatura tecnica e rimango in maglietta e pantaloni leggeri: sono pronto per la deviazione verso il Santuario della Madonna della Corona a Spiazzi. I 300 scalini (forse qualcuno in più) scavati nella roccia per raggiungere la chiesa aggrappata alla parete mi costano una sudata epica, ma la vista di quel luogo sospeso tra cielo e terra ripaga ogni singola goccia di sudore.
Risalgo in sella, sudato come una foca monaca nel Sahara, e finisco la discesa del Monte Baldo. Arrivato ad Affi le curve finiscono e lasciano spazio al nastro grigio dell'autostrada. Il rientro è il solito tributo da pagare al turismo del fine settimana: code interminabili e asfalto rovente sotto il sole cocente.
Alle 17:00 il cavalletto laterale si pianta di nuovo nel garage di casa. 1500 chilometri totali. La stragrande maggioranza passata a raccordare curve, a respirare aria sottile e a riempirsi gli occhi di giganti di pietra. Panorami alpini che rimarranno impressi nella memoria, stampati nella mente fino al prossimo viaggio.
Buona strada a tutti.
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