Prologo
L’inverno del 2026 ha il fiato corto. Mentre le ultime ombre di febbraio si allungano sulle colline toscane, l’aria cambia sapore: non più il gelo pungente che taglia il viso, ma quel tepore timido che profuma di asfalto e libertà. È il segnale. Due moto, due amici e un’isola che ci aspetta come un vecchio porto sicuro. L’obiettivo è semplice: andare a trovare Piero a Pomonte, nel cuore selvaggio dell’Elba.
Giorno 1- Sabato 21 Febbraio 2026 (280 km)
L'appuntamento è al McDonald’s di Prato, ore 8:30. Il metallo delle nostre compagne di viaggio brilla sotto le luci del parcheggio: la mia Tracer 900, agile e nervosa, e la BMW RT1200 di Davide, un incrociatore fatto per macinare chilometri. Partiamo che il mondo è ancora avvolto in un velo di brina. In autostrada il termometro scende fino a 6°C nelle zone d’ombra, ma la voglia di piegare scalda il sangue.
Abbandoniamo le grandi arterie per immergerci nel cuore della Toscana. Puntiamo verso Montespertoli e imbocchiamo la SP4 per Ortimino, superando Castelfiorentino. Quando le ruote toccano la SP15 Volterrana, lo spettacolo ha inizio. Il sole, ormai alto, incendia le colline. Ci fermiamo: il silenzio è rotto solo dal ticchettio dei motori che si raffreddano e dallo scatto delle foto. Il panorama è un quadro che toglie il fiato.
Dopo un caffè a Saline di Volterra, scendiamo verso Larderello lungo la SS439. Qui il paesaggio si fa dantesco, con i soffioni che sbuffano vapore bianco. Le curve sono un invito a nozze, ma gli autovelox occhieggiano severi: meglio godersi il ritmo fluido. A Monterotondo Marittimo deviamo sulla SR398, puntando Piombino. Facciamo il biglietto al volo e ci imbarchiamo.
Trenta minuti di traversata e siamo a Cavo. L’aria dell’Elba ci accoglie con la sua miscela di salsedine e pini marittimi. Deviamo su uno sterrato fangoso per raggiungere il Canyon Rosso: un paesaggio marziano, una ferita nella terra dove le rocce brillano di sfumature vermiglie.
Oltrepassata Porto Azzurro, puntiamo su Capoliveri. Seguiamo una pista sterrata lungo la scogliera fino a Punta Calamita. Qui due signore del posto ci indicano la via del ritorno: la strada di cresta sopra il monte. Sulla carta è vietata, ma la mancanza di sbarre è un richiamo troppo forte. Ci buttiamo nell’avventura. La salita è un’ascesa tecnica e faticosa, ma la vista a 360° ci ripaga. La discesa, però, è un calvario di pendenza e fango sdrucciolevole. Rientriamo sull'asfalto indenni, con il cuore che batte ancora forte.
A Marina di Campo facciamo rifornimento di provviste e poi via, verso Pomonte. Arriviamo da Piero al tramonto. Non c'è tempo per i lunghi racconti: c'è una brace da accendere, carne che sfrigola e un paio di bottiglie di rosso da stappare sotto le stelle.
Giorno 2 - Domenica 22 Febbraio 2026 (260 km)
La mattina ci sveglia con una luce nitida. Foto di rito con la maglietta "Pomonte 1988", colazione veloce e poi un ultimo sguardo dal Calello: oggi l'aria è così tersa che le vette innevate della Corsica sembrano a portata di mano.
Salutiamo Piero e puntiamo verso l'estremità ovest. Passiamo Chiessi e risaliamo fino a Marciana, imboccando la SP37 verso il Monte Perone. La strada è stretta e sporca di detriti invernali; procediamo con cautela. Dalla cima, scendiamo alla Torre di San Giovanni, dove la baia di Marina di Campo si offre in tutta la sua perfezione.
Il tempo corre. Corriamo lungo la SP24 verso Portoferraio, saliamo verso Nisporto e infine torniamo a Cavo. Siamo in anticipo per il traghetto delle 14:20: pizza e birra sono il premio finale. Alle 15 siamo di nuovo a Piombino. Per il rientro scegliamo la via del piacere: Massa Marittima e Montieri. Qui l'asfalto è un nastro nero perfetto tra i boschi. Arriviamo a Colle di Val d’Elsa che il pomeriggio è ormai inoltrato. Le ombre si allungano mentre imbocchiamo la superstrada verso casa, chiudendo il cerchio di un weekend che ha già il sapore del mito.